Recensione MacBook Pro 13″ con Touch Bar: il prezzo dell’innovazione è la praticità

05 dicembre 2016 di Andrea Cervone
FEATURED

In questi giorni ho potuto testare il nuovo MacBook Pro da 13″ equipaggiato con la innovativa Touch Bar. Un portatile sicuramente molto accattivante e innovativo, ma che mi è sembrato anche leggermente meno pratico da utilizzare… almeno per ora. Ve lo racconto, tra pregi e difetti, in questa recensione.

Partiamo dagli aspetti positivi e quindi, ovviamente, dal design. Ci troviamo dinanzi ad uno dei portatili più belli mai realizzati da Apple. Il nuovo portatile è stato reso più sottile del 18% rispetto al suo predecessore e occupa il 23% in meno in termini di volume. Il peso è stato ulteriormente ridotto ed è ora di soli 1.36 grammi. Un peso piuma che apprezzerete particolarmente durante gli spostamenti, anche perché questo MacBook Pro è secondo solo al MacBook da 12″ in termini di compattezza. Si, è addirittura più sottile, leggero e compatto del MacBook Air da 13″. Il nuovo MacBook Pro arriva poi anche in una nuova colorazione Grigio Siderale – quella da noi testata – che si aggiunge alla più tradizionale versione Argento.

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L’estetica del laptop “pro” di Apple è stata rivista, in particolare, per quanto riguarda la zona della tastiera, a cominciare dalla prima riga di tasti, ora sostituita dalla Touch Bar, di cui parleremo dopo. L’aspetto più interessante in questo caso è però il sistema a farfalla di seconda generazione che garantisce un feeling drasticamente migliore rispetto a quello della tastiera di MacBook 12″. La corsa dei tasti è comunque ridotta, ma la sensazione di pressione si posiziona a metà tra quella delle tastiere “standard” dei portatili Apple e quella della tastiera de MacBook da 12″. Questo aspetto, unito ai tasti più grandi, ci porterà a scrivere con una velocità decisamente maggiore rispetto al passato e si commetteranno anche meno errori.

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Modificato anche il trackpad, ora decisamente più grande e comodo, di conseguenza, per eseguire le gestire di macOS. Il trackpad resta di tipo Force Touch e rileva quindi la differente pressione che l’utilizzatore applicherà, consentendo a quest’ultimo di eseguire azioni diverse.

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Vengono anche ridisegnati e riprogettati gli speaker, ora più potenti e disposti ai margini della tastiera anche sul 13″. L’audio in uscita dal nuovo MacBook Pro risulta più avvolgente e il volume massimo è sensibilmente più alto se confrontato con quello dei precedenti modelli.

Torniamo alla Touch Bar però, perché è sicuramente l’innovazione più interessante dei nuovi MacBook. Vale la pena sottolineare, intanto, che è anche disponibile un nuovo MacBook Pro senza Touch Bar. Identico nell’estetica a quello da noi testato ma, appunto, sprovvisto di questa caratteristica in favore dei tasti tradizionali. Tasti che scompaiono sui modelli più costosi e che vengono sostituiti da questo pannello OLED con risoluzione Retina e compatibile con il Multitouch. Si tratta di una soluzione molto particolare che consente di ospitare dei controlli non fissi ma variabili a seconda dell’applicazione aperta e delle singole operazioni che eseguiremo. Ad esempio, aprendo Safari ci verrà proposto l’elenco dei preferiti, in Mail verranno mostrate alcune opzioni per gestire la inbox, in Messaggi potremo facilmente inserire delle emoticons al volo (segnalate anche in modo predittivo, così come le parole) aprendo Final Cut Pro X verranno mostrati alcuni dei controlli per l’editing e così via. La Touch Bar è poi aperta agli sviluppatori che potranno quindi aggiornare le proprie app per beneficiare di questa novità.

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Ma nell’uso quotidiano serve davvero la Touch Bar? La risposta potrebbe essere negativa, ma bisogna contestualizzare questa novità: la Touch Bar prende il posto dei tasti funzione che per alcuni potrebbero risultare completamente inutili, mentre per altri – in particolare per gli utenti di vecchia data – potrebbero ancora avere un senso. Se ricorrete spesso a questi tasti potreste trovare “strana” la Touch Bar all’inizio e anche meno pratica per le vostre attività “standard”; al tempo stesso, però, apprezzerete le opportunità in più che offre. Per gli utenti non abituati ad utilizzare la riga dei tasti funzione, invece, la Touch Bar ha solo vantaggi da offrire.  Dal mio punto di vista è comunque apprezzabile la soluzione scelta da Apple e con un po’ di abitudine (necessaria soprattutto per memorizzare le posizioni dei tasti virtuali e per evitare tocchi involontari) la Touch Bar potrebbe rivelarsi un’utile aggiunta per la maggior parte degli utenti.

Integrata nel nuovo tasto di accensione c’è la novità secondo me più utile del nuovo MacBook Pro: il Touch ID. Si tratta dello stesso sensore di seconda generazione che troviamo sugli ultimi iPhone, velocissimo e precisissimo. Il sensore consente non solo di sbloccare il Mac ma anche di autorizzare i nuovi download sugli store di Apple e di effettuare acquisti con Apple Pay nei Paesi supportati (al momento della scrittura di questa recensione l’Italia non è tra questi). Anche le app di terze parti possono supportare il Touch ID e alcune, come l’utilissima 1Password, sono già aggiornate e compatibili.

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Si conferma di ottima qualità lo schermo, pur non cambiando in termini di risoluzione. Migliorano però la luminosità, i contrasti e la gamma di colori. Ne consegue che il nuovo pannello ha una qualità visibilmente superiore a quella dei predecessori, ma al tempo stesso questo “upgrade” si apprezza quasi esclusivamente avvicinando le due macchine. Nell’uso quotidiano non apprezzeremo la differenza e l’upgrade di quest’anno ma l’ottima qualità generale del pannello risalterà in ogni istante.

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Ma questo MacBook Pro è anche molto limitante. Si, penso sia questa la parola più giusta. A partire dal discorso delle porte: sul nuovo MacBook Pro scompare ogni genere di connessione a cui un professionista sia abituato. Addio alle USB-A, addio al connettore Thunderbolt, addio all’HDMI, addio al lettore SD e addio anche al MagSafe, mancanza importante e che espone a qualche preoccupazione in più l’utente. Tutto congedato in favore di un’unica, acerba e poco pratica soluzione: l’USB-C. Secondo Apple (e non solo, a rigor del vero) l’USB-C è il futuro, e su questo mi sento di condividere. Il problema è che l’USB-C non è il presente. Il presente per chi acquista un MacBook Pro del 2016 sarà necessariamente fatto di adattatori, di tanti adattatori, necessari per collegare le più comuni periferiche. E sarà così per molto ancora, fidatevi, soprattutto in un Paese che stenta ad aggiornarsi con celerità come il nostro.

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Ci sono anche degli aspetti positivi dell’USB-C, ci mancherebbe. A partire dal connettore reversibile e più piccolo della USB-A, per non parlare dell’estrema versatilità della porta. L’USB-C è in grado non solo di alimentare il Mac ma anche di sfruttare la tecnologia Thunderbolt 3 per il trasferimento di dati fino a 40 Gbps. Consente inoltre di alimentare con un solo cavo uno schermo esterno ad alta risoluzione e supporta tutti gli standard video più noti, come l’HDMI, il VGA e il DVI tramite cavi e adattatori venduti a parte (che Apple sta anche scontando fino a Dicembre).

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Ma perché preferire tutto questo ad una semplicissima e comodissima entrata come ha oggi il mio Mac personale? Sinceramente non ne vedo il motivo. E questo discorso vale non solo per le USB-A, ma anche, come già detto, per l’utilissimo ingresso SD, assolutamente indispensabile per chi vive di fotocamere e Final Cut Pro X come me. Paradossalmente trovo più senso nella singola USB-C montata sul MacBook da 12″, una macchina votata all’uso consumer, che su un MacBook Pro che nella mia routine di lavoro (odierna, non futura) mi ha solo intralciato.

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Un altro aspetto particolarmente discusso sono le prestazioni: il nuovo MacBook Pro monta i “vecchi” processori Intel Skylake di sesta generazione. Dopo più di un anno dall’ultimo refresh si poteva e si doveva fare qualcosa di più, esattamente come stanno facendo altre aziende che hanno già iniziato ad includere i processori Intel di settima generazione. Stesso discorso per il limite dei 16 GB di RAM, abbondantemente spiegato da Apple, ma che resta un limite per un professionista. Ma ciò che ci interessa è come va questa macchina nell’utilizzo di tutti i giorni.

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Nell’uso quotidiano il nuovo MacBook Pro si è dimostrato all’altezza della situazione: tenendo aperte più applicazioni, come Safari (con una decina di tab aperti), Mail, iTunes, Messaggi, Note, Skype, Tweetbot, Slack e Reeder non abbiamo riscontrato alcun genere di rallentamento. Qualche rallentamento viene ancora mostrato, invece, durante l’esecuzione di processi più pesanti. Il montaggio in 4K con Premiere è particolarmente difficoltoso, mentre con Final Cut Pro X, grazie alla sua ottimizzazione, si riesce a procedere senza troppi intoppi. Tuttavia non ho notato grossi miglioramenti in termini di prestazioni concrete rispetto al mio “vecchio” MacBook Pro da 13″ del 2014.

Una nota positiva in termini di prestazioni riguarda anche gli SSD montati da Apple su questa nuova generazione di MacBook Pro, davvero velocissimi e con velocità di punta pari a 3.1 GB/s in lettura e a 2.1 GB/s in scrittura sul modello da noi testato. Il MacBook Pro 2016 è anche molto silenzioso e scalda davvero poco anche durante l’utilizzo più intenso.

L’autonomia di questo nuovo MacBook Pro del 2016 non mi ha convinto del tutto. Apple dichiara un’autonomia di 10 ore che dovrebbe garantire una giornata intera di utilizzo. Tuttavia nei miei test il computer è riuscito a superare di poco le 8 ore di utilizzo. Riducendo la luminosità dello schermo e limitando le connessioni senza fili, sono riuscito ad avvicinarmi alle 9 ore, circa un’ora in meno rispetto ai dati dichiarati da Apple. Nulla di gravissimo e che non si possa risolvere con un aggiornamento o banalmente con un po’ di cicli di carica.

Conclusioni

Tirando le somme, questo nuovo MacBook Pro è senza dubbio controverso: da un lato spinge verso il futuro e dall’altro sposa il passato. Non è sicuramente la macchina definitiva, ma è un assaggio del futuro immaginato da Apple. Un assaggio a cui, si spera, farà seguito una macchina decisamente più matura, ma la cui maturità, giocoforza, è ora legata all’adozione dello standard USB-C e dei nuovi processori Intel. In un futuro ideale fatto solo di USB-C, la scommessa di Apple sarà vinta: la nuova generazione di MacBook Pro avrà conservato tutto ciò che contraddistingueva i precedenti modelli aggiungendo una utile e comoda Touch Bar, con tanto di Touch ID, e semplificando tantissimo le connessioni, oltre a renderle più rapide. Ma per il momento il nuovo MacBook Pro, oltre che eccessivamente costoso (il 13″ parte da 2.099€ e il 15″ configurato al massimo sfonda i 5.000€) è senza dubbio una macchina non ancora pronta per il professionista che necessita di un prodotto non solo bello, leggero e prestante ma anche, e soprattutto, pratico da utilizzare.

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