Critiche ai termini di utilizzi per l’utilizzo di iBooks Author imposti da Apple

venerdì, 20 gennaio 2012 di Andrea Scrimieri in News

In base a quanto riportato da 9to5Mac, sembra che non tutti siano d’accordo con l’aspetto legato ai termini di utilizzo imposti agli utenti per l’uso di iBooks Author da parte di Apple. A criticare la scelta di obbligare gli autori a vendere i propri lavori esclusivamente attraverso Apple è stato Dan Wineman di Daring Fireball.

La controversia è suscitata in particolare dall’accordo di licenza con l’utente finale proposto da Apple, ed è stata inizialmente segnalata da Dan Wineman di Daring Fireball. L’azienda infatti obbliga gli autori a pubblicare i libri sull’iBookstore in caso siano offerti in cambio di una somma in denaro, lasciando la possibilità di diffondere i testi in altre sedi qualora siano realizzati per essere diffusi gratuitamente. Il problema fondamentale non è tanto la limitazione a ciò che può essere fatto di ciò che viene creato con gli strumenti messi a disposizione, quanto il presumere che, utilizzando il software Apple, si accetti (implicitamente, visto che non è proposto durante l’installazione) di essere soggetti ai termini della licenza, con la conseguente impossibilità di vendere il proprio prodotto in qualsiasi luogo che non sia Apple. Wineman espone il seguente esempio per spiegare le implicazioni di questo modo di pensare:

Non equivale forse al rivenditore d’auto che cerca di obbligarti ad acquistare termini addizionali inserendo il contratto nel portaoggetti? Guidando quest’auto, accetti di ricevere tutti i ricambi di olio da Honda di Cupertino? … un contratto di adesione che non ero obbligato a firmare ( o ad accettare attraverso un click) prima di installare il software.

Come sottolineato da Jordan Kahn di 9to5Mac, tuttavia, Apple non sembrerebbe praticare nessuna azione con lo scopo di impedire la diffusione attraverso mezzi che non siano propri, se non mediante l’accordo di licenza con l’utente finale (EULA). Attualmente, come confermato dallo stesso Wineman, documenti creati con iBooks Author possono essere salvati, inviati e caricati su iPad ed aperti su iBooks senza particolari problemi (ad esempio l’insegnante può creare una dispensa e condividerla facilmente con gli alunni tramite email, penna usb, ecc…), ma non è escluso che in futuro l’azienda metta in atto diverse azioni con lo scopo di prevenire questa eventualità. Di seguito riportiamo la sezione interessata dei termini di utilizzo proposti agli utenti da Apple:

IMPORTANT NOTE:
If you charge a fee for any book or other work you generate using this software (a “Work”), you may only sell or distribute such Work through Apple (e.g., through the iBookstore) and such distribution will be subject to a separate agreement with Apple.

B. Distribution of your Work. As a condition of this License and provided you are in compliance with its terms, your Work may be distributed as follows:

(i) if your Work is provided for free (at no charge), you may distribute the Work by any available means;

(ii) if your Work is provided for a fee (including as part of any subscription-based product or service), you may only distribute the Work through Apple and such distribution is subject to the following limitations and conditions: (a) you will be required to enter into a separate written agreement with Apple (or an Apple affiliate or subsidiary) before any commercial distribution of your Work may take place; and (b) Apple may determine for any reason and in its sole discretion not to select your Work for distribution.

Brevemente può essere tradotto con: “Se richiedi una somma in denaro per un qualsiasi libro o altri lavori generati mediante questo software, potrai venderlo o distribuirlo esclusivamente attraverso Apple (es. iBookstore) e tale distribuzione sarà soggetta ad altri accordi con Apple.” Il libro gratuito, invece, può essere distribuito senza alcun tipo di limite. Il particolare di quest’ultimo passaggio,è che questo accordo non viene proposto al momento dell’installazione, per cui l’utente non sa a cosa sta andando incontro, con il rischio di vanificare il lavoro di mesi.

Inoltre, per poter pubblicare su iBookStore è necessario avere un account distributore (diverso da quello da sviluppatore, per cui è necessario creare un nuovo account Apple) e, se si è autori indipendenti e si vuole vendere libri a pagamento è necessario avere un codice ISBN. Ottenerlo non è semplicissimo e, negli USA, ha un costo.

Sicuramente da un lato questo atteggiamento può risultare particolarmente discutibile, in quanto rappresenta un obbligo imposto all’utente mediante l’utilizzo stesso del software, costringendolo a vendere i propri libri attraverso Apple; un controllo che sicuramente potrebbe risultare molto controverso, se si considerano le implicazioni di questo comportamento. E’ come dire che Microsoft obblighi gli utenti a fare determinate cose con i lavori creati attraverso Word, o ad Adobe che impone il divieto di vendita a Getty delle immagini convertite in JPEG sfruttando Photoshop; esempi che fanno comprendere in modo adeguato le implicazioni di questo atteggiamento estremamente invasivo dell’azienda su un prodotto generato sì, utilizzando il software di Apple, ma pur sempre di proprietà dell’utente stesso.

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  • SG

    Insomma, noi ti diamo un software eccezionale per creare materiale didattico per i nostri ragazzi. Te lo diamo gratis. Se vuoi dare il materiale ai tuoi studenti gratis, va bene. Se invece vuoi farci dei soldi, allora vogliamo fare soldi anche noi, quindi ci devi dare il 30%… 
    In alterntiva potevamo chiederti di pagare il software di authoring…

    • SG

      PS. Non vogliamo che tu utilizzi il nostro software per creare materiale figo per il Kindle Fire… in quel caso esporta un pdf e dai quello…

    • Libero

      E mi sembra un comportamento corretto

  • http://disinformazioneutile.blogspot.com/ alienpitti

    il concetto di fondo non è sbagliato, ma ovviamente queste clausole devono essere accettate prima di installare il software e espresse in modo chiaro.

  • DRB

    L’esempio dei documenti creati con Word o photoshop non mi semnbra calzante. Pago per un SW e poi faccio quello che voglio con i prodotti del suo utilizzo. Ci sono molti esempi di SW con licenze analoghe, per i quali è consentito l’utilizzo per pratiche non commerciali ma  è poi necessario acquistare la licenza in caso si voglia commercializzare il prodotto. Ad esempio mySQL, puoi utilizzarlo per quello che vuoi, lo puoi integrare in SW di ogni genere e ti forniscono l’ambiente di svilppo per farlo. Dalmomento in cui decidi di vendere la tua applicazione è necessario acquistare la licenza per il server. Si potrebbero citare molti altri casi.
    L’obiezione formale casomai va espressa nel fatto che l’utente non venga in effetti costretto a leggere i termini di utilizzo. La partica comunque è comune a molti dei SW concessi con licenza analoga, del resto chi ha mai letto ad esempio i termini di licenza di iTunes proposti durante un aggiornamento?

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