Pirateria, SOPA, PIPA e i numeri a casaccio

sabato, 28 gennaio 2012 di Massimo Musicò in Approfondimenti

La battaglia scatenata dai sostenitori del copyright è iniziata da tempo e, tra sentenze attese e strumenti pseudo legali da mettere in atto, qualcuno comincia a mettere mano ai numeri dichiarati finora dai vari studi di settore sui danni derivati dalla pirateria informatica. Tra centinaia di migliaia di posti di lavoro persi e miliardi di dollari non incassati, sembra proprio che la verità sia un’altra, ovvero non esistono studi reali e numeri veritieri della situazione reale. Numeri talmente approssimativi che si comincia a dubitare un po’ di tutto.

Sembra quasi che l’andazzo da imporre per il rispetto delle leggi sui diritti di copia, renderà impossibile anche il trasporto di software da un computer vecchio ad uno nuovo. Perdere la chiave della licenza renderebbe impossibile l’uso di quel software, anche quando regolarmente acquistato. E’ quanto cominciano a sostenere le aziende più agguerrite, con in testa fra tutti la Microsoft.

Del resto il danno dichiarato è di 59 miliardi di dollari. Qualcuno azzarda addirittura danni conseguenti per ben 19 milioni di posti di lavoro nella sola America. Niente da dire quindi, sono numeri da brividi che obbligano all’azione.

Un’azienda non può permettersi un danno così grande, e un Governo nemmeno così troppi posti di lavoro. Ed ecco la grande corsa per riparare il danno… teorico.

59 miliardi di $ ? Ma siamo sicuri ? Come si arriva a calcolare questa cifra ?

Già nel XIX secolo Mark Twain scriveva: “Ci sono bugiardi, dannati bugiardi e gli esperti di statistica”. E figuriamoci se lo denunciava nel ‘800, cosa avrebbe potuto scrivere oggi. Sta di fatto che nessun giornalista, seppur contrario in principio ad una legge troppo restrittiva, potrebbe mai scrivere contro il principio sacro santo dei diritti intellettuali di proprietà, tanto più quando ci sono danni derivati e posti di lavoro persi. Insomma, una grande macchina mediatica preparata molto bene, per giustificare un’offensiva senza confini giuridici.

Quindi tutti contro la pirateria, tutti a favore del copyright, ma nessuno che effettivamente mette mano alle cifre reali del danno.

Il New York Times, il primo quotidiano al mondo, ha pubblicato una lettera-articolo di Mark Elliot, responsabile della Camera di Commercio degli Stati Uniti: “I siti web che rubano all’America prodotti innovativi e creativi ricevono 53 miliardi di visite all’anno e mettono in pericolo il posto di lavoro di 19 milioni di americani”.

Quest’articolo però non ha riportato nessuna fonte e il modo in cui si sono determinati questi numeri. Il commento del giornalista David Carr era proprio critico sul metodo approssimativo e forse troppo gonfiato nel riferire le cifre. Insomma cifre senza fondamento.

Robert Holleyman, CEO di Business Software, ha dichiarato: “Sono quasi 59 i miliardi di dollari rubati nel 2010 all’industria del software, con un tasso di crescita fuori controllo”, riportando i risultati di uno studio non dichiarato.

La Microsoft, prima sostenitrice della coalizione anti pirateria (versa infatti per “la causa” diversi milioni di dollari annui), ha un fatturato di 62 miliardi di dollari, praticamente pari al danno presunto provocato dai ladri informatici. Redmond ha versato 7.34 milioni di dollari a una Commissione del Senato per sostenere le proprie ragioni di legalità. Nei recenti dibattiti al Congresso, i sostenitori della legge anti pirateria sono arrivati a quantificare in 200-250 i miliardi di dollari rubati all’industria americana, e in 750 mila i posti di lavoro persi immediatamente.

In pratica un danno di 800 dollari per ogni americano, neonati e moribondi compresi. In pratica il doppio dei posti di lavoro dell’intera industria cinematografica americana. Numeri che cominciano a far sospettare sulla loro reale veridicità.

Uno studio commissionato a Wallace Walrod da parte di Microsoft, ha quantificato in 1.1 miliardi di dollari il danno ai salari dei lavoratori californiani nel 2011, e di 1.6 i miliardi di dollari persi nell’indotto, in 20 mila i posti di lavoro bruciati, e in quasi 700 milioni di dollari le mancate entrate nelle casse del Governo della California. Il danno avrebbe reso possibile evitare nuove tasse per costruire tutte le infrastrutture necessarie. Del resto ridurre del 10% in due anni il danno della pirateria avrebbe permesso di raccogliere 5.7 miliardi di dollari alle imprese locali e 880 milioni di dollari nelle casse governative di Sacramento. Tutti numeri non supportati da nessuna ricerca concreta, ma solo da approssimazioni che producono un rigonfiamento dei numeri. Più si spara in alto, più si ottiene l’effetto di muoversi verso i propri interessi.

Tra numeri dedotti, indotti, presunti, possibili, impossibili, sperati, tra amici del Congresso (lautamente pagati con donazioni), analisti esperti che non dichiarano come si arriva ai risultati finali, il caos comincia a regnare sovrano, col risultato di ottenere leggi ad hoc direttamente dettate dai presunti danneggiati. Del resto di fronte a una situazione così drammatica, è necessaria una risposta altrettanto ferma e decisa. Tutti quei soldi (teorici) devono essere recuperati. La stessa crisi globale lo impone.

Il Cato Institute ha messo mano a questi studi, e per prima cosa si è accorto che il dato sui 750 mila posti di lavoro persi è il risultato di uno studio del 1986 (sì di 26 anni fa…) del segretario del Commercio che stimava la contraffazione negli Stati Uniti, con un danno dai 130 mila ai 750 mila posti di lavoro. Insomma, quel dato è stato trasportato, rimandato, recuperato, ripetuto, perdendo la fonte e il contesto in cui è stato calcolato. Si è partiti da un dato che girava nella memoria di qualcuno per certificare la situazione odierna. Nel 2010 la Federal General Accounting Office ha dichiarato quanto fosse ingiustificata quella cifra e come fosse sbagliata la metodologia per risalire all’origine dei dati, quelli reali.

Il fatto è, secondo il Cato Institue, che per quanto si parta sempre da una base di dati veritiera, si arriva poi a condirla a piacimento, allontanandosi di fatto, e di molto, dalla realtà. Del resto lo scopo è molto chiaro. Il fattore unico di queste statistiche pare essere il semplice “moltiplicatore di comodo”, grazie al quale si possono ingigantire e drammatizzare le vere dimensioni del fenomeno pirateria. Tanto bastano dei dati sparati in grande stile per creare l’allarme ed ottenere quello che si vuole, con una legge ad hoc, appunto.

Tutte queste cifre vengono, quindi, regolarmente gonfiate per giustificare una normativa terribile come quella della SOPA, che autorizza società private ad esigere ed operare con funzioni legalizzate. E dopo la Microsoft, l’altro grande sostenitore di questa politica è la Adobe Systems.

Nessuno degli autori di queste fantomatiche statistiche risponde spiegando il modo in cui arrivano a descrivere con numeri precisi il fenomeno. Eppure ogni statistica da rispettare deve essere sempre introdotta dalla spiegazione del campione utilizzato per estrarre i dati.

Come si arriva a tutti questi dati ? Ebbene, pare che nessuno di questi autori di cifre apocalittiche voglia rispondere.

La pirateria è sicuramente un fenomeno illegale e da contenere. Ma la storia insegna che le misure eccessivamente repressive non producono mai nessun risultato reale. A mio avviso, per battere la pirateria bisogna seguire la strada scelta da Apple che, col suo Store, vende tranquillamente e ufficialmente miliardi di canzoni e applicazioni a prezzi bassi. Solo abbattendo i prezzi e rinunciando a guadagni troppo facili e troppo miliardari si può battere la pirateria.

Ma forse è un risultato che in realtà non interessa raggiungere veramente, visto che le cifre reali sono ben più basse. Meglio allora puntare a una legge che autorizzi i danneggiati a compiere e decidere azioni private per conto e nel nome della Legge. Con l’effetto di obbligare milioni di utenti ad acquistare le licenze che si vuole, quando si vuole, forti comunque di una legge che li autorizza ad agire in quel modo.

Qualche dubbio in proposito l’avrei, visto come si è mosso immediatamente (e con quanta efficienza) anche il nostro Parlamento (come se non avesse altro di più urgente di cui occuparsi).

 

 

Fonte: InfoWorld

Per restare sempre aggiornato sul tema di questo articolo, puoi seguirci su Twitter, aggiungerci su Facebook o Google+ e leggere i nostri articoli via RSS.

L'utilizzo del contenuto di questo articolo è soggetto alle condizioni della Licenza Creative Commons. Sono consentite la distribuzione, la riproduzione e la realizzazione di opere derivate per fini non commerciali, purché venga citata la fonte.
  • NarcosRap

    io dico solo….FORZA ANONYMOUS!!!!

    • Alex

      Confermo e dico solo: FORZA LA PIRATERIA!!!

      • NarcosRap

        guarda che Anonymous non si battono per la pirateria ma per la libertà informatica…se il tuo voleva essere una provocazione hai proprio sbagliato,e comunque sono contro la pirateria ;)

        • Alex

          Non mi interessa caro. Io sono a favore. Stop :-)

          • Ale

            troppo comodo rubare il prodotto altrui. Mi auguro che tu un giorno produca qualcosa di valido e tutti te lo possano rubare tranquillamente.

          • Ospite

            A quanto pare sei pure a favore dell’ignoranza. Documentati prima di postare cacchiate solo perché non sai che fare con una tastiera.

  • Loca82

    Spero che chiudano anche tutti gli altri portali da dove scaricate gratuitamente il prodotto del lavoro di molte persone !!

    • NarcosRap

      scaricare è un conto e lo streaming è un’altro,secondo quello che dici te cioè che appoggi la sopa ti puoi dimenticare la libetà di vederti un filmato magari vecchio di 40 anni che ti risulterà “difficilissimo” da rivedere.pensa anche solo a youtube quanti video sono protetti da copyright?quasi il 70%…contro la sopa sempre è comunque FORZA ANONYMOUS e per la libertà informatica,e perchì usa male vari programmi per scaricare o vedere filmati in streaming non è giusto che ci rimettano tutti ;)

      • Loca82

        L’unica cosa che cambia nello streaming è che non scarichi sul PC i film che comunque dovresti pagare per vedere, quindi crei comunque danni a chi li produce. Anch’io sono per la libertà informatica, ma non per la libertà di rubare a chi lavora !!
        Non facciamo gli ipocriti per favore…

        • NarcosRap

          allora in parte sono daccordo con quello che dici,però se proprio dobbiamo essere “fiscali” teoricamente anche avere un registratore dvd è illegale.i film che trasmettono sui canali tv anche quelli sono coperti da copyright e nonstante tutto li vendono legalmente…io direi che è molto più pirata avere una copia fisica che può essere tranquillamente masterizzata da più persone piuttosto che lo streaming,ripeto se poi ce gente che usa male queste posbilità non è giusto che ci rimettano tutti.
          ps:giuro che non ho mai visto un film intero in streaming al massimo qualche spezzone dei simpson su youtube per farmi due risate

          • Angel

            Io spesso mi scarico delle serie televisive, e mi sento tutto fuorché un pirata, perché ho l’abbonamento a SKY e spesso la sera sono fuori e mi dimentico di registrarle; in più scaricate da internet sono senza pubblicità (che sta diventando una piaga anche su SKY e non ne vedo il motivo, visto quanto costa l’abbonamento). La cosa da combattere non è la pirateria in sé, se uno sul suo PC ha la suite completa della Adobe per regolare luminosità e contrasto a 10 foto e farsi il calendario del bimbo non deve nemmeno essere considerato un crimine, è una buffonata. Il problema sono i privati e le aziende che hanno software pirata con il quale lavorano e guadagnano, o la gente che vende CD e DVD piratati. Quello è da fermare, per uso personale è del tutto irrilevante; sicuramente uno che ha software di quel calibro per diletto, semplicemente non lo comprerebbe mai, IMHO.

  • Ale

    Apple prezzi bassi? Per la musica mica tanto!

    • Ospite

      Allora comprati il cd che è ben più caro e non lagnarti

      • Ospite

        sì ma vuoi mettere la qualità di un cd o un dvd audio rispetto ad un mp3… e non ditemi che non si sente la differenza perchè è solo colpa del vostro impianto!

        • Angel

          Parlate con cognizione di causa! Non ci sono MP3 su iTunes, e la qualità dei files che scarichi è davvero notevole… E se puoi permetterti un impianto da 10000€ puoi anche permetterti i CD originali… In effetti questa è la scusa che adducono tutti senza sapere di cosa si parla, perché il 90% delle persone la musica la ascolta in macchina, e il restante 10% odia anche i CD perché “la qualità è bassa”… Erano meglio i DAT a 48Khz ecc… Ma dai, su…

  • Alex

    Lo stato F0TT& noi, io F0TT0 lo stato. Non ditemi che non Avete mI scaricato una canzone illegAlmente, o nagari un film che vi piace tanto. Se non avete fatto nessuna di queste cose contatterò il papa per farvi proclamare santi.

    • Loca82

      Non si trata di stato, ad usare frasi fatte siamo capaci tutti.
      Stai rubando a chi produce musica e film non allo stato, riguardo lo scaricare io non l’ho mai fatto !!
      ( evita di contattare il papa per me che non lo posso vedere ) :-D

      • Alex

        Scusa ma in pratica io non posso esprimere la mia opinione senza essere contestato? Ogni cosa che dico non va bene.
        Poi riguardo ai programmi quelli della apple li ho comprati. Ma ovgiamente microsoft office no. Per fare un esempio iwork costa meno e fa le stesse cose dell’office. Poi ti dico io non ho un lavoro (sono studente) e ho altre esigenze. Quindi se è possibile risparkiare, risparmio.

        • Loca82

          Non stai risparmiando, stai rubando… è diverso !!
          Se non ti puoi permettere un auto non vai a rubarla, ma ne fai a meno !! è abbastanza semplice da capire…

          Riguardo alla prime 2 righe qui sopra nella tua risposta, penso sia la frase che ho letto più spesso quando non si sa davvero più cosa dire…

          • Alex

            LasciAtemi espeimere la mia opinione! Forza la P1R@TER1@!!!

  • Mac75

    Penso sia una questione piuttosto spinosa… d’altronde la pirateria fa parte del sistema e influisce direttamente sulle politiche commerciali di chi vende.
    La domanda è sempre una: la pirateria contribuisce a mantenere i costi alti per via dei danni preventivati.. o contribuisce a tenere i prezzi bassi per la paura di non vendere.
    Ricordiamoci che Itunes ha avuto il pieno appoggio dalle major musicali proprio per aiutare a combattere il fenomeno della pirateria.. senza questa non so se avremmo mai visto canzoni a 0,99.
    Ormai si tratta di un “ecosistema” a mio parere e io non toccherei niente, per la pace di tutti.

  • Grapholo

    vergogna!