MacBook Pro 2018: una vicenda che ci insegna qualcosa

27 luglio 2018 di Giovanni Longo (@giolongoo)

Non sarebbe Apple se non catalizzasse su di sé ogni tipo di attenzione. La vicenda controversa del presunto thermal throttling sui nuovi MacBook Pro 2018 ha fatto molto discutere e aperto a molte considerazioni, alcune molto realistiche, altre più fantasiose e non sempre corrette. Ma cos’è davvero successo? Proviamo a fare un punto sulla situazione.

La vicenda è nota e la trovate qui riassunta: Uno Youtuber, nei test iniziali del nuovo MacBook Pro 2018 in configurazione top di gamma (con un Intel i9 esacore), ha riscontrato un funzionamento anomalo nelle performance e, monitorandone il clock, ha notato dei veri e propri “tracolli verticali” (giustificando con ciò le le basse performance della macchina). Una serie più o meno infinita di recensori, Youtuber e addetti ai lavori, a quel punto, hanno cominciato a riprodurre gli stessi test riscontrando il fenomeno in maniera quasi unanime (sia pur con differenze nei risultati). Altri Youtuber come Jonathan Morrison non hanno riscontrato alcunché, ma ormai il caso è scoppiato.

Da qui la prima di una serie di considerazioni.

Questione di metodo

La tecnologia è una materia che sa essere molto complessa, anche davanti a quelle che sembrano essere ovvietà. E che il Macbook Pro in questione avesse un problema, pareva davvero evidente. Anche noi abbiamo trattato la questione nei nostri approfondimenti dedicati nel podcast (qui la puntata), interrogandoci, qualora le cose fossero state confermate, se si trattasse di un pasticcio enorme degli ingegneri Apple o una scelta deliberata dal management (quella di adottare, consapevolmente, come opzione, quella dell’i9 sapendo che il sistema di raffreddamento della macchina non potesse “reggerlo”). Ma su questo punto, torneremo.

Sebbene abbiamo poi scoperto che gran parte del problema provenisse da un bug la questione stava cominciando ad essere affrontata a suon di benchmark o di rendering di questo o quel video come “misura” computazionale della macchina. In realtà la conferma del “problema” come la “conferma della risoluzione dello stesso” passa molto spesso da test alquanto empirici. Si utilizzano programmi di rendering video diversi, fonti diverse, esportate in formati diversi (sì, il che fa differenza). Ad esempio, due grossolani e macroscopici errori non potevano non essere notati: nell’esportare un video diversi programmi utilizzano anche la GPU, il che non è esattamente l’ideale se si sta cercando di “approfondire” un problema di temperature sulla CPU. Altro grossolano errore è l’esportazione in formati come l’H.264 (e non solo). I processori Intel, infatti, hanno particolari chip deputati esclusivamente all’encoding e decoding in hardware di tali formati. Non esattamente il test migliore da fare per uno stress test sull’intera CPU. Certo, un test empirico per misurare i “cavalli alla ruota” ma elementi lontani dall’essere sufficienti per supportare poi delle analisi tecnologiche più serie e accurate.

Questione di analisi

E di qui il secondo punto: le analisi che ne sono susseguite. Anche qui, davanti a considerazioni impossibili da non sposare ci siamo trovati davanti ad argomentazioni alquanto ardite. Se, infatti, non si può non concordare che Apple sul settore Pro sui Mac abbia fatto dei passaggi a vuoto (uno su tutti il Mac Pro, un Mac non upgradabile che, guarda caso, aveva anche molti limiti termici) altre critiche a Jony Ive ci sono sembrate mancare un po’ il punto. C’è chi si è scomodato addirittura a scomodare Steve Jobs e la sua avversione alle ventole ma sappiamo che in Apple il tema Steve Jobs è come il nero, sta su tutto.
Ogni problema in Apple ha una sua lente di distorsione della realtà (pari e opposta a quella che Steve portava ai suoi progetti) e a volte si arriva ad affermare tutto ed il contrario di tutto, senza alcun filo logico che nobiliti una seria analisi del prodotto.

Questione di concetto

Il nuovo MacBook Pro è estremo, rappresenta in tutto la filosofia di Apple. Estremo e affascinante nel design, estremo nella costruzione, nella generosità del trackpad, nella distribuzione delle porte (4 thunderbolt, con annessi vantaggi e svantaggi), estremo nel display, nella sottigliezza della tastiera (che altri problemi aveva portato). Qualcuno obietterà, assolutamente in modo legittimo che, nel segmento pro, si può scendere anche a compromessi, che un design più spesso non sarebbe un problema e permetterebbe di poter spremere maggiormente anche i processori (che sono sempre, anche dopo il fix e come tutti i MacBook Pro, da quando sono retina, assolutamente al limite). Chiunque ponga queste obiezioni esprime un punto assolutamente ragionevole ma manca un punto essenziale: il MacBook Pro non è, non nasce, non vuole essere e non è una macchina da calcolo high-end. Non è una macchina per fare complessi calcoli di fluidodinamica (sarebbe veramente stupido acquistare una macchina di questo genere, un immenso spreco di denaro).

Apple realizza prodotti per una larga fascia Prosumer o professionale ben specifica e questa macchina (così come l’iMac Pro), ne è assolutamente il compimento. Sebbene, infatti, i test di rendering video e fotografico, come abbiamo visto, abbiano la stessa scientificità delle teorie sulle scie chimiche, sono certamente rappresentative di una scenario ben specifico, attuale e coerente con la macchina. MacBook Pro è una macchina leggera, estrema, molto curata, per il professionista che ha bisogno di potenza ma non vuole rinunciare al bel design, ad un trackpad molto generoso (oggettivamente una delle cose migliori in campo Mac e forse dell’intera offerta Apple), un prodotto per cui si accetta il tradeoff tra design e prestazioni, un prodotto che, finché non viene spinto a task di alto carico, come tutti i Mac, ti fa dimenticare di avere delle ventole (dettaglio che i possessori di Mac apprezzano da sempre).

Chiunque avesse bisogno di altro, chiunque legittimamente, per quella fascia di prezzo, voglia e apprezzi il sollazzo di prestazioni da benchmark al top, inevitabilmente si rivolgeva e si rivolgerà altrove (a meno che ci sia qualcuno che davvero possa considerare come fattore determinante di scelta, un rendering di un progetto svolto in 30 minuti invece che 28, ad esempio).

Considerazioni

Tutta questa vicenda ci insegna solo che i bench sono sempre relativi e da prendere con le pinze (se vogliamo analizzare cause e concause di un qualunque fenomeno) e che il nuovo MacBook Pro nient’altro è ciò che è sempre stato?
Non abbiate fretta. Non solo.

La verità è spesso una piega molto più semplice di quella che può sembrare ma le considerazioni da fare, così come le perplessità non sono finite.

Le riassumerò qui, promettendo di approfondirle nell’ultimo Podcast LIVE che andrà online proprio questo pomeriggio alle 17 (per cui vi invitiamo a partecipare, dirci la vostra e, perché no, farci qualche domanda in diretta).

La prima perplessità riguarda Apple. Abbiamo saputo che il “workflow team” ha chiamato lo Youtuber per ricreare il problema e capirci di più. Ma lo stesso Youtuber aveva fatto un rendering video, non aveva mica simulato il volo di un piccione che aleggia sotto sopra: problema che, infatti, sono riusciti a riprodurre in maniera semplice tanti recensori. Come mai Apple non si era accorta del problema? Per carità, il problema è stato immediatamente risolto, non è certamente una tragedia ma resta una brutta figura fatta, sicuramente evitabile. Esiste un team di sviluppo e test apposito che avrebbe dovuto imbattersi in questa anomalia. Cosa non ha funzionato?


La seconda perplessità è più sostanziale. Che fine fa quell’altra parte di utenza “Pro”, meno di “massa”, quella che si identificava nei vecchi Mac Pro modulari? Verrà definitivamente abbandonata da Apple? Sono scelte di mercato legittime e la lenta ma costante crescita del mercato Mac da ragione a Cupertino, ma… in quella fascia c’è il nocciolo di quell’utenza che ha permesso ad Apple di non sparire, ci sono gli utilizzatori storici, i Mac user più incalliti.

Saprà regalare, Apple, un Mac fuori dagli attuali schemi aziendali, più da garage, più da geek, più da power user? Saprà, Apple, tornare a ricordarsi dei “pirati della silicon valley”?

La terza perplessità è semplice. Serviva proprio un i9, alla luce di quanto sopra? La mia personale risposta è no, per niente. Anche perché con un i7 ed una eGPU si spende sostanzialmente uguale e, se proprio si vuole una macchina “a tutta potenza” si ha anche di più.

Per restare sempre aggiornato sul tema di questo articolo, puoi seguirci su Twitter, aggiungerci su Facebook o Google+ e leggere i nostri articoli via RSS. Iscriviti al nostro canale YouTube per non perderti i nostri video!

REGOLAMENTO Commentando dichiari di aver letto e di accettare tutte le regole guida sulla discussione all'interno dei nostri blog.